Parte Bianca: Una riflessione e un appello

Parte Bianca

Partebianca – Le conseguenze provocate dalla pandemia scoppiata nei primi mesi di questo 2020 cambiano la storia del nostro Paese, oltre al contesto europeo e internazionale nel quale viviamo. Se è incalcolabile il danno subito in ogni settore sociale, economico e civile delle nostre vite, un dato è certo fin d’ora: la necessità di un punto di partenza radicalmente nuovo perché l’Italia possa risollevarsi dalla attuale prostrazione, dando vita a una nuova stagione: la stagione delle competenze.

“L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale.”

Aldo Moro

Risollevarsi non per tornare alla situazione precedente, della quale quanto è avvenuto ha mostrato definitivamente tutti i limiti e le storture, ma per cambiare. Più che mai il Paese ha bisogno oggi di speranza, e questa richiede fiducia: in noi stessi, nella società che abbiamo in mente, in un nuovo sogno della democrazia italiana e del suo avvenire.

Nei mesi scorsi, un gruppo di aderenti a soggetti e associazioni di cultura cattolica, Costruire  Insieme, Politica Insieme, Rete Bianca, hanno dato vita a una iniziativa per la costituzione di un movimento che diventasse una unica espressione politica organizzativa di ispirazione cristiana. Il 30 novembre 2019 si è gettato  il cuore oltre l’ostacolo, con un appuntamento nazionale svoltosi a Roma, sulla base di un documento programmatico di Stefano Zamagni.

Oggi, nella temperie che il Paese sta vivendo, proponiamo che l’iniziativa prendacorpo definitivamente assumendo il nome di Partebianca. La drammaticità della situazione impone a tutti di contribuire con idee, iniziative e proposte alla rinascita comune, perché di rinascita si tratta. Tutti torniamo ai nastri di partenza nella storia civile del Paese, e il mondo cattolico italiano è chiamato nuovamente a fare  la sua parte, in un contesto che si preannuncia di eccezionale durezza sociale, economica e politico-istituzionale.   

Ricostituire il baricentro del Paese richiede una diversa concezione della politica. C’è un aspetto peculiare da rilevare della situazione di crisi nella quale l’Italia è precipitata. Tutti, concordemente, hanno lodato il sistema sanitario nazionale del Paese, frutto delle riforme degli anni Settanta. Al tempo stesso, tutti hanno denunciato il successivo indebolimento di quel sistema che ha portato alle difficoltà attuali.

Non si tratta di un accidente settoriale: lo smembramento della sanità è stato il frutto di una concezione economicistica della politica e della organizzazione sociale che si è progressivamente imposta in tutti i settori della vita del Paese, da quello sanitario e assistenziale a quelli industriale, ambientale, dei servizi, fino alle relazioni interpersonali e sociali.

Il paradosso di una tale concezione economicistica, verso la quale c’è stato il crescente, generale ossequio di questi anni, è che alla prova dei fatti essa si è dimostrata incapace di risolvere proprio i problemi in ragione dei quali si era affermata contro una visione umanistica della politica e delle sue finalità con al centro la persona. In questa circostanza l’emergenza sanitaria si è sovrapposta alle preesistenti situazioni di crisi del Paese.

L’affannoso, primo rincorrersi degli annunci e dei provvedimenti governativi in risposta alla pandemia che ha travolto il Paese, al di là delle migliori intenzioni rispetto a una circostanza del tutto inedita, è stato una riprova di questo limite politico, e  della necessità di un radicale cambio di paradigma. Questo è dunque il primo discrimine della nuova politica da proporre.  

Il secondo discrimine riguarda la visione dell’Unione Europea. Noi ne rivendichiamo la concezione originaria, il sogno europeo contrapposto agli egoismi nazionali, e per questo denunciamo il miope egoismo, oggi, almeno di una parte dei suoi Paesi proprio rispetto al principio di solidarietà che ne informa l’idea costituente: un principio fondante che a maggior ragione dovrebbe valere in un momento eccezionale di crisi dei sistemi nazionali come quello attuale.

Partebianca fa sue le parole di Francesco: “Oggi l’Unione ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative”.

La radice della contraddizione europea è analoga a quella italiana, mettendo a rischio come non mai le prospettive dell’Unione e la fiducia dei cittadini in tali prospettive. La democrazia moderna è democrazia sociale, o tradisce il corso secolare che l’ha condotta ai nostri giorni attraverso memorabili passaggi della storia. Così è per l’esperienza europea, sorta proprio come risposta alle devastanti contrapposizioni nazionali. Torna l’inquietudine espressa da Jacques Maritain: il dramma delle democrazie moderne è di non aver saputo realizzare la democrazia.

Una  incapacità che ha assunto il carattere di una riduzione dell’economia di mercato a logiche sempre più speculative e sempre meno legate a quell’intreccio di capitalismo renano, si sarebbe detto una volta, tra profitto e solidarietà che pure, proprio in Italia, informa concetti che regolano più settori significativi del sistema produttivo, e che vanno sotto il nome di Responsabilità sociale d’impresa, di Terzo settore e altre analoghe espressioni. Il mercato ha più bisogno di un’anima che di una mano invisibile.

La pandemia che ha sconvolto il sistema economico e sociale del Paese è un momento di verità rispetto a tutti t temi dell’attualità politica. Per questo gli aderenti a Partebianca rivolgono a tutti i liberi cittadini e cittadine l’appello per una nuova stagione di impegno civile, con un duplice obiettivo:         

1) costruire un modello orientato alla convergenza e a un percorso condiviso delle tante esperienze  politiche e culturali italiane, cristianamente ispirate, che abbia tra i suoi obiettivi il superamento della attuale, improduttiva esperienza di un bipolarismo italiano divisivo e inconcludente.

2) realizzare una fase costituente nuova, fatta di elaborazione progettuale, presenza territoriale e definizione organizzativa, che si concluderà in una Assemblea nazionale deliberativa, aperta al contributo di quanti nel Paese avvertono il senso e il dovere di una etica della responsabilità e si sentono privi oggi di rappresentanza politica.  

Nel richiamo a Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, ci rivolgiamo  all’insieme di soggetti individuali e collettivi del Paese, presenti nella società civile e nello stesso Parlamento, che avvertono questa esigenza di liberazione dagli schemi del passato, di cambio dei paradigmi interpretativi della società italiana e del suo sviluppo, di riaffermazione dei principi costituzionali, per dare vita a una nuova narrativa politica del nostro Paese, nel più vasto concerto  europeo e internazionale e in un mondo nel quale nulla potrà più essere come prima.

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